La famiglia svolge preziose funzioni di promozione della coesione sociale, ed è pertanto sia un bene relazionale in sé, sia un luogo di generazione di beni relazionali socialmente rilevanti, costituendosi così come un luogo generatore di capitale sociale, di responsabilità pubblica, di creatività e fecondità.
Il riconoscimento della famiglia come soggetto economico e come soggetto di diritti appare tanto scontato, nella nostra Costituzione, quanto disapplicato nella pratica legislativa e politica del nostro Paese, soprattutto in riferimento all’art.37 della stessa Costituzione che recita:” La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”, eppure il tema della conciliazione casa lavoro è una delle principali cause di difficoltà delle donne a permanere nel mondo del lavoro dopo la nascita di un figlio. Il tema della conciliazione (o della armonizzazione, come molti definiscono il tema) vita lavoro o famiglia-lavoro, in un’accezione che sottolinea come la famiglia sia, oltre che soggetto/oggetto centrale di cura, anche soggetto sociale, il tema è talmente grande e diffuso che la U.E .ha emanato una direttiva in vigore dall'1 agosto 2019, questa direttiva europea introduce nuove tutele per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei genitori e dei prestatori di assistenza, con l'obiettivo di favorire la parità di genere e una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, le norme introdotte ( direttiva UE 2019/1158, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il 12 luglio 2019) prevedono misure minime inderogabili a ribasso ovvero non modificabili in modo peggiorativo dagli Stati membri e dovranno essere recepite entro il 2 agosto 2022: data in cui viene abrogata la precedente direttiva 2010/18/UE.